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Date milanesi

9 settembre 1861. Il sindaco di Milano Antonio Beretta rese noto il trasferimento della giunta e degli uffici comunali nel palazzo Marino. Allo Stato italiano, costituito da pochi mesi, venivano ceduti i locali dell’antica sede del municipio, il “Broletto novissimo” sito nella via omonima.
Costruito dal finanziere genovese Tommaso Marino, che aveva accumulato ingenti ricchezze mediante la gestione dell’appalto del sale per lo Stato di Milano, il palazzo si segnala per la veste architettonica fastosa e imponente. I lavori iniziarono nel  1558, diretti dall’architetto Galeazzo Alessi. L’andamento delle operazioni fu assai lungo e si rivelò ben presto oneroso per le tasche del ricco genovese, il quale fu costretto a chiedere aiuti e sovvenzioni alla Regia Camera. Ciononostante, due anni dopo il Marino continuò a dare disposizioni perché “gagliardamente si fabbrichi nel suo palatio, il quale, finito, sarà il più bello che si trovi in cristianità e costaragli un pozzo d’oro” (sic!). 
Sul palazzo circolava tra i milanesi una lugubre profezia legata alle spregiudicate e criminose operazioni della famiglia Marino: 
Congeries lapidum, multis congesta ruinis, 
Aut ruet aut uret aut alter captor rapiet
(Ammasso di pietre, messo insieme con molte sciagure, 
o crollerà, o brucerà oppure un altro prepotente conquisterà).
E’ lecito chiedersi se gli inquilini di palazzo Marino siano a conoscenza di questa innocua profezia meneghina.