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Un lupo semina il terrore nella Brianza del primo Settecento

Nel diario dell’abate milanese Diego Antonio Minola, sotto l’anno 1741, si trova una curiosa annotazione relativa a una serie di tragici eventi avvenuti nei dintorni di Milano. 


Un lupo aveva sparso il terrore in comuni quali Vimercate, Cambiago, Carugate, Velate, Oreno. Non si trattava degli assalti contro il bestiame cui andavano soggette le proprietà dei contadini. Si trattava di feroci sbranamenti di cui sembravano esser state vittime in larghissima parte bambini.
Nella narrazione il Minola descriveva il lupo ritraendolo con sembianze quasi demoniache. In effetti, vista la scelta delle vittime, il caso presentava elementi assai inquietanti, che avevano grandemente impressionato la collettività. 
Ma diamo la parola al Minola: 
“Un animale selvatico longo tre braccia milanesi [equivalente a 1.78 metri, NdR] fu veduto nella stagione estiva dell’anno passato a rubbare figliuoli, essendo creduto lupo nostrano,  e nell’autunno si ritirò non si sa dove”.
“Questo anno ritornò di nuovo sul principio della estate, e senza toccare né persone, né cani, né altre bestie domestiche faceva strage di carne umana, e particolarmente di fanciulli, contandosi de 80 persona (sic!) sbranate nei territori di Vimercate, Orena (Oreno), Velate, Oldaniga, Cambiago, Carrogate (Carugate)”.
“La fiera nell’assalire la gente in campagna compariva con occhi rossi e lingua serpentina con collo armato di setole lunghe più di quelle del cignale (sic!), e tutto il restante del corpo era basso e ruido color castano macchiato di nero con coda pelosa simile al collo e con agilità incredibile, onde ne restava sempreppiu’ spaventato tutto il paese, benché armato, finché venne uccisa nel dì 15 luglio 1741 nel bosco di Concorezzo quando aveva afferrata una giovane di 14 anni e la divorava”. 
“In tale circostanza fu fatta una stampa incisa dall’incisore Marc’Antonio Dal Re rappresentante al naturale, essendo i piedi avanti muniti di cinque denti (sic!), perciò del genere dei lupi”.
Da “Diario di Diego Antonio Minola” in Biblioteca Ambrosiana, G112 Suss. 
Purtroppo non è stata trovata traccia della stampa eseguita da Marc’Antonio Dal Re, il quale – com’e’ noto – si guadagnò la fama nella Lombardia settecentesca eseguendo preziose incisioni che ritraevano  scorci di strade e isolati milanesi. Del Dal Re merita infine ricordare la raccolta di incisioni riguardanti le ville imponenti che i patrizi milanesi, seguendo i costumi della società di corte tipica dell’antico regime, si erano costruiti nei loro possessi in campagna.