Milano tra megalopoli padana e “megistopoli” europea

Trent’anni fa l’eminente geografo Jean Gottmann sosteneva che nel Nord Italia si era formata una magalopoli simile a quella da lui scoperta nel Nord America, tra l’Atlantico e la catena dei monti Appalachi. Si veda a tal proposito il saggio di Gottmann Verso una megalopoli padana? nel volume curato da Calogero Muscarà e intitolato Megalopoli mediterranea (Milano, Franco Angeli 1978, pp.19-31). Ma quali sarebbero le caratteristiche di una megalopoli? Secondo il geografo francese essa è tale se presenta:
  • 1   un’area densamente urbanizzata ove la maggioranza degli abitanti adotta stili di vita urbani;
  • 2.   una popolazione compresa tra i 20 e i 25 milioni di abitanti;
  • 3.   l’esistenza di larghi spazi non urbanizzati costituiti da campi agricoli, boschi o zone montuose;  
  • 4.    una struttura “polinucleare” o “a nebulosa” tale da renderla un grande mosaico con un certo numero di zone differenti;
  • 5.    un livello di comunicazioni-informazioni altamente sviluppato basato sui mass media
  • 6.     un’alta mobilità degli abitanti

Nel caso del Nord Italia Gottmann sosteneva che la megalopoli padana sembrava rispondere a tali requisiti, non foss’altro perché già allora le aree metropolitane di Milano, Genova, Torino, Venezia e Bologna, i centri urbani di Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Bologna, Parma, Modena e via dicendo confinavano e “dialogavano” con i vasti spazi circostanti occupati da boschi, campi e rilievi montuosi. D’altra parte, se ci pensiamo bene, il Nord Italia è contraddistinto ancora oggi da un’area fittamente urbanizzata ove gli spazi agricoli o, per dir così, selvaggi (rilievi montuosi) convivono con quelli cittadini. I paesi di montagna sono addirittura frequentati nei mesi estivi da un turismo urbano che li concepisce come “seconda patria”, oasi felice ove i cittadini amano trascorrere serenamente le vacanze estive dimenticando per alcune settimane i frenetici ritmi urbani. Oggi il Nord Italia conta 27 milioni di abitanti, gran parte dei quali lavora spostandosi dai comuni della collina, dell’alta e della “bassa” pianura verso le città metropolitane ove sono concentrate aziende attive nel terziario o quaternario (terziario dei massmedia). Siamo quindi dinanzi a un alto tasso di mobilità, in linea con quanto notava il geografo francese.

Gottmann sosteneva addirittura che l’asse Genova-Venezia renderebbe la pianura padana una megalopoli “trans-istmica” perché tale fascia di territorio ha consentito in passato – e consente tuttora – di gestire importanti rapporti commerciali tra due grandi aree: il sud est mediterranaeo e il nord ovest dell’Europa. Basti ricordare a tal proposito il ruolo fondamentale rivestito dai mercanti genovesi, veneziani e pisani in campo finanziario e nei traffici delle spezie orientali. D’altra parte le città di Milano, Genova, Venezia e Firenze potevano contare già nel basso Medioevo su un mercato internazionale che oltrepassava largamente le fiere che si tenevano ordinariamente nelle vicine regioni. 

Ma il geografo francese andava oltre. A suo parere, l’Italia settentrionale potrebbe essere considerata il bastione meridionale di una “megistopoli” europea, intendendo con questo termine l’area comprendente la parte meridionale della Gran Bretagna con Londra, Parigi e l’Ile de France, la Francia centro e sud orientale, la Germania occidentale, l’Italia del Centro Nord. Una vastissima regione europea caratterizzata da una ricchezza piuttosto elevata. E’ significativo che tale “megistopoli” sia tuttora costituita in larghissima parte da regioni i cui abitanti hanno il più alto reddito pro capite dell’Unione Europea.

Ho riportato per sommi capi le analisi originali di Gottmann perché ad esse è corso il pensiero mentre leggevo, alcuni giorni fa, un vecchio scritto di Carlo Cattaneo. Nel 1860, un anno prima che venisse proclamato il regno d’Italia sabaudo, il grande intellettuale e patriota lombardo scriveva che Milano non solo costituiva il centro dell’Alta Italia, ma si trovava all’interno di un asse che era stato per secoli il cuore dell’economia europea. Egli descriveva “l’antico e moderno incivilimento” partendo da una riflessione sulla posizione geo-economica di Milano:
 
“Il fatto geografico fondamentale consiste in ciò: che Milano è sul grande asse trasversale dell’Alta Italia; e nel tempo stesso è sul grande asse commune della penisola italiana, dei due mari e delle isole; il quale si continua e si ripete nella gran valle del Reno, lungo la linea di contatto d’altre due grandi nazioni; e di là si connette pei Paesi Bassi alle Isole Britanniche, come dall’opposta estremità si prolunga verso la Grecia, l’Asia Minore, la Siria, l’Egitto. Può dirsi questa la via maestra dell’antico e moderno commercio, dell’antico e moderno incivilimento.

Roma è il centro di posizione e di gravità di tutto il sistema italiano; ma se si considera solo l’Alta Italia e quella popolazione di quattordici o quindici milioni che stanzia tra Roma e le Alpi, si vede che circa un terzo di essa vive a levante di Milano, un terzo a ponente, un terzo a mezzodì. La Svizzera, nella direzione del suo centro e di Basilea, compie la crociera”. CARLO CATTANEO, La ferrovia di Como in “Il Politecnico”, VIII, fasc.XLIII, 1860, pp.34-43.

In effetti, consultando le fonti dell’epoca, i dati sembrano in gran parte coincidere con quanto scriveva Cattaneo. Consultando la Statistica del Regno d’Italia, (Censimento generale 31 dicembre 1861, Firenze 1865) si ricava che nei territori a sud di Milano (gli ex ducati di Parma e Piacenza, Modena e Reggio, la Romagna pontificia, l’ex granducato di Toscana e le Marche papali) vivevano  4 milioni e 900 mila abitanti, la Lombardia contava 3 milioni e centomila abitanti che, sommati al Veneto e a Mantova (ancora austriaci nel 1861), toccavano anch’essi i cinque milioni di persone; il Piemonte e la Liguria contavano 3 milioni e 600 mila abitanti, ma occorre aggiungere nel calcolo i territori di Nizza e Savoia, ceduti alla Francia nello stesso anno in cui Cattaneo scriveva il suo articolo: anche qui, la popolazione si attestava presumibilmente sui 4 milioni e mezzo di abitanti, assai vicino ai 5 milioni. 

Oggi l’Alta Italia conta una popolazione decisamente superiore rispetto ai quindici milioni di abitanti cui faceva riferimento Cattaneo. Ci si potrebbe domandare se, confermata l’esistenza di questa ricca megalopoli europea, in un prossimo futuro non possano determinarsi le condizioni per una sua indipendenza politica all’interno dell’Unione Europea. 

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