Il dovere di non disperdere una civiltà

“Noi diciamo di esser civili, e ci offende chi dicesse che non lo siamo. Vediamo di capire un po’ meglio che cosa vuol dire civiltà, che cosa vuol dire esser civili.
Anzitutto, non vuol dire forse che partiamo tutti da una certa educazione? E da cosa siamo stati educati? Siamo stati educati da chi ci ha preceduto: da chi ha innalzato le case, coltivato i campi, varato le navi, pensato e scritto ed inventato tutto quello che si chiama civiltà moderna. Di tutto questo siamo stati chiamati a godere, nel momento stesso in cui nascevamo.

Ma di tutto questo non si gode senza rischi. Chi sta in piedi su di un grande passato, chi  h a  q u a l c o s a, ha più doveri di chi nasce senza nulla. Ma nessuno nasce senza nulla, in un paese civile: perché in una società civile c’è un dovere di assistenza che s’estende a tutti, e dev’esserci un minimo di educazione per tutti.
La civiltà è dunque come un grande patrimonio collettivo, che non ci fa ricchi di sostanze, ma ci deve far ricchi almeno di  c a p a c i t à, e ci impone dei doveri. La civiltà è madre di libertà”.

ETTORE PASSERIN D’ENTREVES, Come nascono le libertà democratiche, Rai, Radio Televisione Italiana, Torino, ILTE 1956, pag.5.

Queste parole, pronunciate dallo storico Ettore Passerin d’Entrèves nel corso delle trasmissioni Rai tenute negli anni Cinquanta del secolo scorso, sono valide ancor oggi, a più di cinquant’anni di distanza. Sono valide ancor più oggi, in una congiuntura che sembra mettere a dura prova non solo l’economia del nostro Paese, ma il Paese nel suo complesso. Costituiscono una riflessione sul concetto di civiltà ma, a ben vedere, esse sono un ammonimento a non disperdere, a non dilapidare i valori di libertà e democrazia, quel prezioso bagaglio di conquiste nei più svariati campi del sapere che quanti ci hanno preceduto hanno lasciato in eredità alla nostra generazione e a quelle che seguiranno.

E’ un dovere che incombe su noi italiani nel nostro piccolo ma ancor più sulla classe dirigente e sulla classe politica che ci governerà nei prossimi anni. Ma tale dovere incomberà in maggior misura su quanti saranno chiamati a decidere le sorti dell’Europa. Le elezioni che si terranno in Germania nel settembre del prossimo anno saranno decisive a tal proposito. In gioco non è soltanto la civiltà italiana, ma la civiltà europea con quel complesso di valori, di istituzioni, di stili di vita, di mentalità che l’hanno resa grande nel corso dei secoli prima che i nazionalismi ne minassero le fondamenta.

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