Sant’Aquilino e i facchini della Balla

Il 29 gennaio è il primo giorno della Merla. E’ anche il giorno in cui si ricorda Sant’Aquilino, predicatore di origine tedesca morto a Milano all’incirca nel 1015 a seguito di un attentato da parte di alcuni eretici. Il suo corpo, ritrovato da un gruppo di facchini nel sestiere di Porta Ticinese, non lontano dalla chiesa di Sant’Alessandro, venne sepolto nella basilica di San Lorenzo.

Dal Medioevo fino alla fine del Settecento i milanesi erano soliti ricordare Sant’Aquilino con una processione. Si trattava di un evento allestito dalla corporazione dei facchini della Balla, che sfilava per le strade che oggi fanno parte di via Torino: partendo dalla chiesa di Sant’Ambrogio alla Palla – che si trovava in zona San Maurilio – terminava nella basilica di San Lorenzo. I facchini donavano al parroco una baga, vale a dire un otre contenente 50 kg di olio purissimo che serviva ad alimentare per tutto l’anno la lampada votiva nella cappella del santo.

Ma chi erano questi facchini che sfilavano per le vie del sestiere di Porta Ticinese? Può sembrare strano ma si trattava di persone non milanesi. Erano montanari che, giunti a Milano in cerca di lavoro, lo avevano trovato specializzandosi in questo mestiere. Provenivano in larghissima parte dalla Val di Blenio, antico dominio lombardo in Canton Ticino compreso tra il passo Lucomagno e Biasca. Nel Seicento si aggiunsero alcune famiglie provenienti dalla Valle Intrasca, un territorio anch’esso soggetto anticamente al dominio milanese, situato nell’attuale provincia di Verbano Cusio Ossola.

Giovanni Paolo Lomazzo
Giovanni Paolo Lomazzo (1538-1592)

La corporazione dei facchini fu costituita in epoca medievale. Essa acquisì una certa popolarità nella vecchia Milano specializzandosi nell’arte della lana e del facchinaggio. Nel 1560 venne fondata addirittura un’accademia poetica che si ispirava ai facchini: i membri scrivevano e recitavano poesie nella lingua di questi poveri lavoratori. Varrà la pena ricordare che il celebre pittore milanese Giovanni Paolo Lomazzo fu tra i fondatori di questa accademia. A carnevale si tenevano le “facchinate”, vale a dire le sfilate di questi poeti che amavano spacciarsi per i facchini della Balla.

Ma torniamo alla corporazione vera e propria. Essa aveva sede in via della Palla (oggi la parte di via Torino compresa tra la chiesa di San Sebastiano e la via dei Piatti), in un portico tra le attuali vie San Maurilio e Valpetrosa. In questa zona si svolgeva, tre volte alla settimana, un mercato di polli, oli e latticini. I facchini erano al servizio della nobile famiglia dei Pusterla, il cui palazzo si trovava non molto distante, nel vicolo omonimo, tuttora esistente, vicino a piazza Sant’Alessandro. Secondo la tradizione milanese, furono i facchini a trovare il cadavere di Sant’Aquilino in una fogna e a trasportarlo nella vicina chiesa di San Lorenzo. Di qui ebbe origine la processione e il rito dell’otre d’olio.

La soppressione della corporazione, avvenuta alla fine del Settecento, non portò alla scomparsa di questa maestranza, che nel giorno di Sant’Aquilino continuò a praticare il rito dell’olio sia pure in forme dimesse. Nel 1867 Felice Venosta, in un prezioso volumetto dedicato alle vie di Milano, ricordava come fosse ancora in vigore la tradizionale cerimonia:

Anche oggi, quantunque la badia dei facchini non abbia più la vecchia importanza, eseguisce a sue spese la cerimonia, però non con le solenni cerimonie di una volta.

[F. Venosta, Milano e le sue vie, Milano 1867, pp.36-37].

Oggi il corpo del Santo si trova all’interno di una preziosa arca di cristallo e argento risalente al 1597.

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