Una sfida da non perdere: il recupero degli scali Fs

Il recupero degli ex scali merci è al centro del dibattito tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale da diversi anni. Il primo accordo di programma con Ferrovie dello Stato (FS) venne realizzato dalla giunta Moratti nel 2009: esso prevedeva un alto indice di edificabilità che avrebbe reso gli ex Scali delle aree fittamente urbanizzate con pochi spazi verdi. Su una superficie complessiva di 1.200.000 metri quadrati, l’area edificabile sarebbe stata pari a 822.000 metri quadrati. Per fortuna quel progetto non fu realizzato.

Negli anni della giunta Pisapia, la vice sindaca De Cesaris riprese in mano il dossier sugli ex scali merci in via di dismissione: nuovi incontri con i vertici di FS consentirono al Comune di pervenire a un accordo di programma nettamente migliore. Oltre a prevedere un indice di spazi riservati al verde pari al 53%, il nuovo accordo riduceva l’edificabilità a 676.578 metri quadrati, il che consentiva di mettere in sicurezza il parco agricolo Sud Milano scongiurando nuove cementificazioni. Ciononostante questo tema fu occasione di aspri dibattiti in seno alla stessa maggioranza di centro sinistra. Alla fine il Consiglio Comunale respinse la delibera che avrebbe dato il via libera all’accordo di programma messo a punto dalla vicesindaca De Cesaris. Risultato: due amministrazioni di colore diverso, centrodestra e centrosinistra, non son riuscite a pervenire a una soluzione su un tema di cui si discute ormai da un decennio.

In queste settimane si è tornati a parlare degli scali ferroviari in numerosi incontri pubblici che hanno riscosso un notevole interesse tra i cittadini. Gli scali ferroviari sono un’infrastruttura nevralgica, che sarà fondamentale per i milanesi e per quanti, spostandosi nell’area metropolitana, avranno bisogno di una rete di trasporti sempre più capillare.

Lunedì il Sindaco Beppe Sala ha esortato la maggioranza a sostenere compatta il lavoro della giunta affinché l’assessore all’urbanistica, Pierfrancesco Maran, possa disporre entro l’estate 2017 di un mandato forte del Consiglio Comunale; un mandato che gli consenta di trattare un nuovo accordo di programma con Ferrovie dello Stato che preveda ulteriori miglioramenti rispetto al piano della ex vicesindaca De Cesaris.

mappa__scali-jpgGli ex scali merci sono sette: le aree Greco/Breda (superficie totale 73.536 metri quadrati), Lambrate (70.187 metri quadrati), Scalo Romana (216.614 metri quadrati), Rogoredo, Porta Genova (89.137 metri quadrati), San Cristoforo (158.276 metri quadrati), Farini (618.733 metri quadrati).

Il loro recupero consentirà di attivare una nuova linea di superficie che sarà a metà strada tra un tram e una metropolitana. La realizzazione di nuove fermate (Milano Tibaldi, Milano Stephenson), il recupero di quelle negli scali di Porta Romana, San Cristoforo, Greco Pirelli, Romolo e Rogoredo avverrà mediante la loro connessione con il Passante ferroviario. La nuova linea renderà possibile il collegamento degli scali con le linee di superficie e le metropolitane con tempi di attesa, nelle aree del Passante, che si conta di ridurre a 3 minuti e 45 secondi dai 6 attuali.

D’altra parte, la conversione delle aree dismesse in zone di edilizia sociale, in residenze universitarie, in spazi destinati a verde permetterà di ricucire quartieri della città separati per lungo tempo da questi vecchi scali merci. Oggi gli scali sono grossi corridoi fatti di rotaie, di case officine abbandonate, ove dominano erbacce e numerosi alberi abbandonati. Questi vasti corridoi sono delimitati da barriere in cemento che tagliano interi quartieri in quella che un tempo era la cintura dei Corpi Santi di Milano, un’area a metà strada tra il centro e le più remote periferie.

Un interessante progetto elaborato grazie al supporto di Fondazione Cariplo, WWF, Comune di Milano, Rete Ferroviaria Italiana e Cooperativa Eliante è stato presentato la scorsa settimana all’Urban Center. Si tratta di Rotaie Verdi: gli spazi dei tre scali di San Cristoforo, Porta Genova e Porta Romana verrebbero convertiti in un parco ove sarebbero ricavate oasi naturalistiche per la tutela degli ecosistemi della campagna lombarda. Gli scali a Sud di Milano diverrebbero a tutti gli effetti una vasta area verde messa in collegamento con le aree limitrofe, tra cui spiccano la Fondazione Prada e il distretto Smart Symbiosis .

Sarà interessante seguire i prossimi incontri sul recupero degli scali situati in altre zone della città. Merita di essere ricordato un recente intervento di Sala, il quale ha proposto di utilizzare l’ex scalo Farini per costruire una nuova “cittadella del Comune” ove siano concentrati gli uffici che oggi si trovano in via Larga. Un trasloco che consentirebbe di vendere l’edificio in via Larga con grandi profitti per il Comune. Un’idea, questa della nuova cittadella nell’ex scalo Farini, che ha convinto anche l’assessore Maran, secondo il quale si potrebbero trasferire nella nuova sede anche gli uffici che si trovano in Largo Treves, in via Pirelli, in piazza Beccaria. Sono idee che si aggiungono alle tante avanzate in questi mesi.

Stefano Boeri ha proposto d’innalzare l’indice di verde negli scali fino al 80-85% facendo di essi un grande “fiume verde”, un immenso parco che potrebbe attraversare la città da nord a sud. Questa idea ha riscosso un certo interesse presso la cittadinanza e in alcuni esponenti del centrosinistra. Restano alcune perplessità sui costi di manutenzione di un’area così vasta.

Altre proposte verranno presentate nei prossimi mesi al fine di arricchire il nuovo accordo di programma con Ferrovie dello Stato. Si spera che questa volta, alla scadenza dell’estate 2017, il Consiglio Comunale darà l’ok definitivo alla realizzazione di una infrastruttura rimasta bloccata per troppo tempo.

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