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Un ruolo da difendere: Milano “capitale morale”

Il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha tessuto un elogio di Milano, tornata ad essere “capitale morale”. Ieri, nel ricevere a Palazzo Marino il Sigillo ufficiale della città ambrosiana, un atto con cui il sindaco Pisapia ha voluto esprimere la riconoscenza dei milanesi per l’ottimo lavoro svolto da Cantone nel controllo di legalità degli appalti su Expo, il magistrato napoletano ha riconosciuto che Milano è esempio di buona amministrazione diversamente da Roma, ove in questi anni si sono rivelate assai più difficili le azioni di contrasto alla corruzione. Ha detto Cantone: “Milano si riappropria del ruolo di capitale morale d’Italia in un momento in cui la capitale reale non sta dimostrando di avere gli anticorpi morali di cui ha bisogno e che tutti ci auguriamo recuperi”.

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“Raffaele Cantone 2014” di veDro – L”Italia del futuro – Flickr.com. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons

Quello di Cantone non è soltanto l’apprezzamento per l’operato della giunta Pisapia. E’ qualcosa di più. Il magistrato napoletano ha ricordato che il successo di Expo è stato possibile grazie a una “sinergia tra istituzioni”, una collaborazione fattiva tra prefettura, Comune e Autorità nazionale anticorruzione che ha consentito di contrastare in modo efficace il crimine organizzato e l’infiltrazione delle mafie nelle gare di appalto.

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Letizia Moratti, sindaco di Milano dal 2006 al 2011

Le affermazioni di Cantone si prestano ad alcune riflessioni. Anzitutto è difficile negare che Milano stia attraversando una stagione di splendore. Cantone certifica una realtà che è nei fatti. Expo 2015 ha dato una spinta notevole al decollo della città ambrosiana. Bisogna però riconoscere che il merito è tanto dell’ex sindaco Moratti quanto di Pisapia. La Moratti ebbe un ruolo fondamentale nel fare in modo che Milano  fosse scelta quale sede di Expo 2015. L’ex sindaco non ha mai goduto di particolare simpatia presso i milanesi ma questo è un merito che è giusto riconoscerle. Alla giunta Pisapia va riconosciuto invece di aver collaborato con le altre istituzioni per il buon andamento di Expo, garantendo piena trasparenza nelle questioni che erano di sua competenza.

Pisapia ha però fatto molto di più. Ha consentito a Milano di vivere un secondo Rinascimento. Se la metropoli è tornata ad essere capitale morale, vetrina del Made in Italy, città turistica in grado di stare alla pari con Venezia, Firenze e Roma, questo è anche merito dell’attuale amministrazione. Ho scritto “anche” perché la caratteristica del “modello Milano”, come ha ben notato Cantone, risiede nella sinergia concreta tra istituzioni pubbliche e private per un’amministrazione che sia al servizio dei cittadini. Come recita un antico adagio milanese, specchio del pragmatismo ambrosiano: Milan dis, e Milan fa. “Milano dice e Milano fa”.

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Giuliano Pisapia, sindaco di Milano

Sarebbe quindi fuorviante ridurre l’operato della giunta Pisapia alla salvaguardia della legalità e alla lotta alle mafie. Milano è migliorata per numerosi interventi di riqualificazione urbana che ne hanno mutato il volto e ne stanno tuttora modificando i caratteri. La riapertura della Darsena, tornata ad essere il porto dei milanesi, costituisce il simbolo di un nuovo modo di vivere la città nel suo rapporto con l’acqua. Il potenziamento della rete di mezzi pubblici di superficie, l’apertura della linea 5 della metropolitana, i lavori della M4, la costruzione di nuove piste ciclabili e il sostegno imponente ai mezzi di mobilità dolce (biciclette e auto elettriche) hanno segnato un netto miglioramento nella qualità della vita. Questi sono pochi esempi che aiutano però a spiegare per quale motivo Milano sia divenuta sorprendentemente una méta turistica tra le più ricercate a livello mondiale. Ci auguriamo che la prossima giunta continui questo lavoro, accogliendo progetti innovativi che si pongano in continuità con l’operato dell’attuale amministrazione. Non mancheranno prove impegnative in tal senso: penso al riuso dello spazio di Expo affinché si eviti a tutti i costi che l’area diventi una “cattedrale nel deserto” (sono parole di Cantone).

La seconda riflessione verte sul concetto di “capitale morale”. Da fine Ottocento fino a Tangentopoli, Milano è stata il simbolo della buona amministrazione in opposizione alla corruzione della classe politica romana.  Quello della “capitale morale” fu un vero e proprio mito, creato ad arte dalla classe dirigente milanese per esprimere la sua avversione all’operato del governo Crispi tra il 1894 e il 1896. Un mito svanito un secolo dopo, quando le inchieste di Mani Pulite dimostrarono che la corruzione aveva contagiato pezzi importanti della classe politica e della classe industriale milanese.

Oggi sembra di essere tornati alle antiche contrapposizioni. Le pessime condizioni in cui versa l’amministrazione romana hanno finito con il far risaltare i meriti del “modello Milano”. La città ambrosiana è tornata ad essere la locomotiva d’Italia, il luogo in cui si anticipano fenomeni politici e sociali destinati ad imporsi nel quadro nazionale. Scriveva Gaetano Salvemini nel 1899: “Quel che oggi pensa Milano, domani lo penserà l’Italia”: la natura di Milano dall’Unità in avanti è sempre stata quella della città modello per l’Italia.

Il culto per l’amministrazione locale risalente alla dominazione austriaca, la sensibilità verso i problemi sociali, l’intervento concreto per risolvere i problemi della cittadinanza, una religione del lavoro praticata con semplicità, austerità, dedizione e riservatezza sono ingredienti tipici dell’anima milanese meritevoli di essere conservati per il bene della città.