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Le Memorie di Caroli: un prezioso album di ritratti

Il libro di Flavio Caroli, Memorie di artisti e di bastardi (Torino, Utet libri, 2017) è una collezione di brevi ricordi, memorie di incontri raccolte quasi a voler costituire un album di ritratti dedicati agli artisti che l’autore ha incontrato nel corso della sua vita di studioso.

Il volume è stato presentato ieri sera a Palazzo Reale in un interessante incontro organizzato dal Centro Studi Grande Milano (CSGM) nel quale sono intervenuti Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano, l’avvocato Daniela Mainini, consigliere in Regione Lombardia e Presidente del CSGM; Domenico Piraina, Direttore del Palazzo Reale; Gian Arturo Ferrari, Vice Presidente Mondadori Libri; Carlo Tognoli, ex Sindaco di Milano.

Il libro, come Caroli ha ricordato nel suo discorso di presentazione dinanzi a un folto pubblico di appassionati, presenta episodi di vita reale che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea: una materia alquanto difficile da “far digerire” perché accolta da un atteggiamento generale di sospetto per le opere eccentriche degli artisti. Eppure, come ci ricorda il professor Caroli con la sua rigorosa analisi di “scienziato dell’arte”, anche tali opere sono legate tra loro da un filo rosso che spiega la loro genesi nel contesto storico in cui sono nate: “non hanno sempre prodotto successi pari alle intenzioni degli artisti che le avevano create” ricorda l’autore, “ma l’opera c’è stata segnando nel bene e nel male un intero periodo storico”.

In fondo, nelle memorie dei suoi incontri, Caroli non solo ha ricordato un periodo della sua vita, ma ha saputo ritrarre l’anima dell’artista nella sua tormentata esistenza. Nel libro risaltano così preziosi spaccati di vita quotidiana che spiegano la genesi di capolavori dell’arte contemporanea, compreso il mondo del cinema.

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Monica Vitti in Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, 1964

E’ il caso di Michelangelo Antonioni. Caroli ricorda di aver assistito a Roma, nel 1963, a una parte delle riprese di Deserto Rosso ove una Monica Vitti, assonnata, non truccata, compariva a lato di un carretto di frutta e verdura dietro il quale si intravedeva un vecchio ambulante. Caroli ricorda l’insoddisfazione di Antonioni per i colori naturali della frutta: “lì, quando vidi che il regista faceva colorare la frutta e perfino gli abiti del vecchio perché apparissero nel film in tinte cromatiche più scure, iniziai a capire la peculiare concezione che Antonioni aveva del paesaggio, paesaggio come stato d’animo; uno stile che si coglie in modo ancor più incisivo nel film Il Mistero di Oberwald ove Antonioni, sempre all’avanguardia nel saper sfruttare gli ultimi ritrovati della tecnologia, colorò le scene con tecniche digitali”.

Un evento ricordato nel libro è la Biennale di Venezia del 1964, quando in un’Europa immersa nella guerra fredda, “quasi congelata dalle opere della tradizione artistica informale, sbarcarono, tirati giù dai barconi approdati al lido, i colossi americani della Pop Art”.

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Gino De Dominicis, “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua”, 1969.

Molti gli incontri ricordati da Caroli negli anni Settanta. Val la pena ricordare a tal proposito quello con Gino De Dominicis (1947-1998). In un periodo ove per la prima volta gli artisti ricorrevano a spezzoni di filmati per la creazione dell’opera d’arte, un episodio bizzarro fu la preparazione del video che De Dominicis intendeva dedicare al tema della “trasmutazione dei pesci in colombe”. Per le riprese romane sulle rive del Tevere, Caroli ricorda che l’artista aveva portato due stie di colombe bianche, adagiandole sull’acqua. Il programma era questo: aperte le stie, le colombe avrebbero offerto all’artista l’attimo decisivo per filmare il loro spiccare in volo. Le cose andarono però in tutt’altro modo. Le colombe, le cui ali erano inzuppate dalle acque, non ebbero la forza di levarsi in volo e furono raccolte fortunosamente da alcuni colleghi nel corso di una faticosa opera di recupero. Deluso per la dura lezione che i fatti avevano impartito alla sua facile immaginazione, De Dominicis si limitò – più prosaicamente – a girare un filmato in cui compariva lui stesso, ripreso di spalle. Titolo dell’opera “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua”.

Un altro artista è Lucio Dalla (1943-2012). “Ci vedevamo a Roma, a tarda sera, in un bar della Stazione Termini verso l’una di notte” ricorda il professore “Io e lui avevamo in comune l’abitudine di prendere un cappuccino nello stesso bar alle ore piccole. In uno di quegli incontri ricordo che mi disse: ‘Sai, Roma nelle notti di primavera mi sembra un’astronave che parte per viaggi misteriosi’. Alcuni anni dopo, nel 1980, Lucia Dalla cantò uno dei suoi capolavori, La Sera dei Miracoli: una canzone in cui ‘i vicoli di Roma’ prendevano vita assumendo i caratteri che lui mi aveva descritto in quel nostro conversare notturno in stazione”.

Un altro incontro che ha segnato i ricordi del professor Caroli è quello con Andy Warhol (1928-1987) avvenuto alla metà degli anni Settanta nella casa newyorkese dell’artista. “Un uomo freddo agli inizi, circondato dai macabri e bizzarri oggetti della sua abitazione, tra teschi e falli. Era ossessionato dalla morte ma si illuminò improvvisamente quando gli parlai di Pasolini: fu allora che si sciolse e mi raccontò del legame che aveva avuto con lui. Warhol, da freddo qual era, diventò in quell’attimo umanissimo”.

Questi sono solo alcuni degli artisti contemporanei ricordati da Caroli nel suo libro di memorie. In fondo, il filo rosso che lega questi incontri è la loro capacità di cogliere l’attimo perfetto in cui la bellezza si compie.