Archivi tag: Emilio de Marchi

Il Tredesin de Marz e una pietra misteriosa

Ieri si è festeggiato il Tredesin de Marz, tradizionale festa dei fiori milanese che sembra quasi propiziare l’avvento della primavera. La festa sarà ripetuta domani, domenica 15, nel quartiere in zona Porta Romana, tra via Crema, via Piacenza e via Giulio Romano: si terrà un mercato di fiori con tante iniziative legate al mondo della floricultura.

Da cosa trae origine questa festa? Come cercherò di spiegarvi in questo articolo, l’evento si lega probabilmente ad antichi culti pagani che vennero cristianizzati nel corso del Medioevo.

Nell’Ottocento e ancora nella prima metà del secolo scorso il Tredesin si festeggiava a non molta distanza dalla zona che ho ricordato. La festa aveva il suo fulcro nella chiesa di Santa Maria al Paradiso e interessava il corso di Porta Vigentina fino all’incrocio con via Beatrice d’Este. Emilio De Marchi (1851-1901) ricordava: “E qui giornad del tredesin de Marz? Gh’era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur, de girani, col primm roeus…”.

Se entrate in Santa Maria al Paradiso troverete sul pavimento un’enorme pietra circolare ove al centro si trova un foro; vi sono incisi tredici segni. Quale significato abbiano è un mistero.

ruota2
La misteriosa pietra nella chiesa di Santa Maria del Paradiso

Partiamo da un dato certo: questa pietra, risalente all’epoca romana (se non addirittura pre-romana), si trovava anticamente in un’altra chiesa, oggi scomparsa: San Dionigi. Era situata nell’area dei giardini pubblici di Porta Venezia, quasi a ridosso delle mura spagnole: difatti la festa del Tredesin veniva celebrata nei pressi di quella basilica prima di “traslocare”, alla fine del XVIII secolo, nel sestiere di Porta Romana. La prima costruzione di San Dionigi vien fatta risalire all’epoca di Sant’Ambrogio, alla fine del IV secolo dopo Cristo, nel periodo in cui Milano fu capitale dell’Impero romano. Com’è facile immaginare, non esistevano a quei tempi né giardini pubblici né mura spagnole. La zona era circondata da campi perché le mura della Milano romana, relativamente al settore orientale, non oltrepassavano il tracciato delle attuali vie Durini, piazza San Babila e via Monte Napoleone.

Che senso poteva avere dunque una chiesa in mezzo ai campi, distante un chilometro dalle mura?

Sant'Ambrogio (339/340-397)
Sant’Ambrogio (339/340-397)

Una risposta potrebbe esserci. Quando Ambrogio divenne vescovo di Milano, il cristianesimo era una religione che interessava soprattutto le classi cittadine medio-alte. La conversione dell’imperatore Costantino aveva spinto l’alta burocrazia dell’impero ad abbandonare la fede pagana. Nel IV e V secolo dopo Cristo si era venuta a determinare una situazione paradossale: il cristianesimo, che nei primi secoli aveva conquistato i ceti popolari, nel tardo-impero divenne parte integrante della formazione culturale dell’aristocrazia romana che risiedeva in città. Milano, capitale dell’impero romano d’Occidente dal 286 al 402 d.C., costituiva un esempio lampante. Ambrogio non era forse stato un alto funzionario romano prima di diventare vescovo della città? Si giunse così al paradosso che il paganesimo, sconfitto nella capitale dell’impero, sopravviveva nelle campagne ove i contadini erano rimasti fedeli ad antiche tradizioni del folclore sorte in epoca pre-romana. Come ha scritto lo storico Jacques Le Goff, il laicato rurale, sprovvisto della formazione culturale cristiana diffusa nelle classi cittadine: “divenne sempre più vulnerabile agli urti di una cultura primitiva rinascente”.

Per evangelizzare le masse rurali Ambrogio fondò alcune chiese fuori dalle mura: la chiesa che venne poi intitolata al suo nome, ma anche San Nazzaro e San Dionigi.

So cosa stai per dirmi adesso: come si lega tutto questo con la pietra circolare??

Si può ipotizzare che la pietra fosse preesistente alla chiesa. Questo spiegherebbe per quale motivo il misterioso manufatto, forato al centro, sul quale sono incisi 13 segni  – forse ad indicare i 13 mesi lunari del calendario celtico? – si trovasse all’interno della chiesa nel sestiere di Porta Orientale.

San Barnaba
San Barnaba, anonimo lombardo, XVIII secolo.

Nel Medioevo le tradizioni pagane continuarono a sussistere nonostante la cristianizzazione dei secoli precedenti. Per contrastarle, a partire dall’XI secolo la chiesa ambrosiana diffuse la storia di San Barnaba, considerato il primo evangelizzatore di Milano. Il  13 marzo del 52 d.C., entrando in città da Porta Orientale, l’apostolo sarebbe passato nei campi e avrebbe piantato la sua prima croce di legno. Sapete dove? Nel foro della misteriosa pietra rotonda ovviamente. Tutto quindi lascia supporre che la chiesa ambrosiana mise in campo una raffinata operazione culturale tesa ad assimilare alla tradizione cristiana un rito preesistente risalente almeno al periodo romano, quando a marzo (il nome deriva da Marte) si festeggiava Marte per l’appunto, dio della Natura, della fecondità, della vegetazione primaverile oltre che della guerra.

La chiesa ambrosiana stabilì che l’apostolo fu il primo evangelizzatore di Milano: al suo passaggio, la neve si sarebbe sciolta per miracolo e i prati fuori porta Orientale si sarebbero riempiti di fiori. Gli storici sono però concordi nel ritenere una leggenda l’origine apostolica della chiesa milanese.

La storia di San Barnaba come “primo vescovo di Milano”, divenuta ben presto popolare, ebbe però l’effetto che la curia milanese si attendeva: contribuì ad elevare il prestigio di Milano, conferendole la dignità di “sede apostolica” quasi allo stesso livello di Roma.

La prima testimonianza di cui disponiamo oggi a proposito della festa del Tredesin è contenuta nel manoscritto trivulziano F35, copiato tra il 1450 e il 1461, negli anni del ducato di Francesco Sforza. Vi era ricordata la festa religiosa durante la quale veniva concessa l’indulgenza di tutti i peccati ai fedeli che si fossero recati a San Dionigi riconoscendo le colpe e facendo atto di pentimento: “Item quilibet bene confessus et contrictus visitans ecclesia infrascripta sancti Dionixi die XIII marti ut indulgentia plenaria omnium suorum peccatorum remissionem”. 

Nel 1583 San Carlo confermò il 13 marzo come dies festibus, giorno di festa.

Domenico Balestrieri
Domenico Balestrieri

Nella seconda metà del Settecento la zona compresa tra corso Venezia, via Senato e via Marina, continuò ad essere il centro della festa del Tredesin fino al 1783, quando le autorità procedettero alla demolizione di San Dionigi. A quell’epoca, in una società che andava secolarizzandosi,  la festa aveva perso in larga parte lo spirito religioso dei secoli precedenti. Il poeta dialettale Domenico Balestrieri (1714-1780) ricordò i milanesi, tutt’altro che pentiti e contriti, in una bella poesia dialettale di cui riporto alcune quartine:

Hoi da dilla? Hoo pavura, che ghe sia/ In cert dì d’Indulgenz, e de fonzion / Chi viva pesg per nostra confusion,/ Che in temp che gh’era anmò l’idolatria.  

L’è inscì pur tropp, e gh’avarev on mucc/ De coss de fatt in proeva del mè assont;/ Ma per sbrigà la predega in d’on pont,/ Gh’è ’l Tredesin, ch’el pò bastà per tucc.

 El dì tredes de marz, come se cred/ Generalment, l’è staa quel santo dì, / Che al temp di Apostel s’è piantaa anca chì / La primma Insegna della vera Fed./ 

Ora in sto dì se ’n celebra la Festa/ A Sant Dionis in fond de Porta Renza,/E gh’è foera el cartell dell’Indulgenz,/ Ma vaan là per tutt olter che per questa. …Signorìa in Gesa o no ghe n’è, o ben scarsa.

 Traduzione:

Devo dirla tutta? Ho paura che in certi giorni d’indulgenze e di messe si viva in un disordine peggiore rispetto ai tempi dell’idolatria. E’ così purtroppo e avrei molti fatti che provano il mio assunto. Ma per accorciare la predica, c’è il Tredesin: credo che possa bastare per tutti.  Il tredici di marzo, come si crede da tutti, è stato quel giorno santo in cui al tempo dell’Apostolo (San Barnaba) si è piantata anche qui a Milano la prima insegna della vera fede. Ora in questo giorno si celebra la festa a San Dionigi in fondo a Porta Renza [Porta Orientale]:  c’è fuori il cartello dell’indulgenza ma le persone vanno là per tutt’altre ragioni…signori in chiesa o non ci sono o sono molto pochi.